«Una riforma giusta»

laRegione - 12.09.2017

laRegione: Alain Berset, sente un attaccamento particolare a questo dossier?

Alain Berset: Mi sono sempre impegnato a fondo, assieme ai miei colleghi in Consiglio federale, per i dossier di cui sono responsabile. Fa parte della mia natura La previdenza vecchiaia ha molto occupato il Consiglio federale: ne abbiamo parlato a lungo e in modo approfondito tra il 2012 e il 2014. Questo è un progetto del Consiglio federale e del Parlamento: anche i miei colleghi lo difendono pubblicamente, in Ticino e altrove. È vero che, onestamente, questo progetto ha una portata particolare: è di una grande importanza per il paese, lo ha riconosciuto da subito lo stesso Consiglio federale.

Lo scorso marzo lei disse in un'intervista che 'fino a settembre bisognerà spiegare, spiegare, spiegare...'. Come sta andando?

Sono felice, come membro del Consiglio federale, di constatare che questo progetto interessa le persone: la gente si informa, pone domande, molti me ne parlano, persino per strada. È importante che questo dibattito abbia luogo. La `Previdenza vecchiaia 2020' è il risultato di un lungo lavoro, abbiamo tratto i dovuti insegnamenti dai fallimenti del 2004 [quando il 67,9% dei votanti respinse l'llesima revisione dellAvs con un aumento a 65 anni dell'età di pensionamento delle donne, ndr] e del 2010 [72,2% di `no' a un abbassamento del tasso di conversione nel 2° pilastro senza misure di compensazione, ndr]. Per cui abbiamo voluto una riforma che abbracciasse allo stesso tempo il 1° e il 2° pilastro: è così che possiamo mostrare come garantire il livello delle rendite. Perché in fin dei conti è questo che conta per le persone: il livello delle rendite in franchi e centesimi. Con questo progetto dimostriamo precisamente che è possibile stabilizzare e ben finanziare la previdenza vecchiaia, ovvero lAvs e la previdenza professionale, garantendo il livello delle rendite e adeguando il sistema ai bisogni delle persone, cosa che non è stata fatta da 20 anni a questa parte: tutto ciò a un prezzo relativamente modesto.

Lei sta battendo la Svizzera per difendere la riforma. È stato accusato di fare propaganda, di derogare alla prassi che vorrebbe i consiglieri federali piuttosto discreti durante le campagne in vista delle votazioni federali.

Non credo di andare oltre quanto si fa di solito. È importante essere aperti, rispondere agli inviti di chi ci chiede di spiegare la posta in gioco. In altre occasioni si è rimproverato al Consiglio federale di non essere stato presente sul terreno. Non dimentichiamo che, nel nostro sistema di democrazia diretta, il legame tra Consiglio federale e popolazione è estremamente importante: io e i miei colleghi ci teniamo molto.

Sabato a Lugano ha parlato a un pubblico composto soprattutto di pensionati. Cos'ha da offrire loro con questa riforma?

La stabilità del sistema. Anzitutto un Fondo Avs ben finanziato, che nei prossimi anni resta al livello attuale, che è buono. Poi la sicurezza di avere le rendite che abbiamo oggi, adeguate al rincaro. In un mondo instabile, non è poco. Tra non molto andrà in pensione la grande generazione del 'baby-boom', e il numero delle rendite da pagare aumenterà. I pensionati hanno la garanzia che la loro situazione resterà buona. E questo a un prezzo molto modesto: quel che si chiede loro - come all'intera popolazione, del resto -è uno 0,3% supplementare di Iva dal 2021, ossia circa un centesimo in più per caffè, qualcosa che non si sentirà nemmeno. È questo il prezzo con il quale noi garantiamo la solidità del sistema previdenziale e il livello attuale delle rendite dei pensionati. E i pensionati sanno calcolare: non a caso le organizzazioni che li rappresentano sono favorevoli alla riforma. I pensionati vogliono inoltre un sistema solido anche per i loro figli e i loro nipoti.

Lei afferma che questa riforma 'è un compromesso, e un compromesso è accettare anche dei punti che ci disturbano: L'aumento dell'età di pensionamento delle donne è uno di questi?

Il progetto è complesso, ma non certo perché abbiamo voglia che lo sia: è complicato perché deve permettere di tener conto di una moltitudine di situazioni individuali. Se dentro avessimo solo l'aumento dell'età di pensionamento delle donne, naturalmente non sarebbe accettabile. Ma abbiamo dei miglioramenti essenziali per le donne: questi fanno sì che, nel complesso, il progetto sia favorevole alle donne. Per questo le organizzazioni femminili lo sostengono.

Ci sono altri punti che la disturbano?

Su alcuni punti il Consiglio federale ha dovuto fare un passo per favorire un compromesso. In particolare, deve accettare che la Confederazione finanzi maggiormente lAvs.

Il bonus Avs di 70 franchi e di 226 franchi al massimo per le coppie, ad esempio, non faceva parte del progetto che avevate trasmesso al Parlamento...

In ogni riforma ci sono punti che non erano previsti nelle proposte del Consiglio federale, ma che sono stati aggiunti successivamente dal Parlamento. È del tutto normale. I 70 franchi sono un'altra forma di compensazione per mantenere il livello delle rendite. Questo è uno degli obiettivi principali del Consiglio federale sin da quando ha elaborato la revisione. I 70 franchi al mese non rappresentano che il 2% delle spese dellAvs nel 2030. Il Parlamento ha messo questo 2% nel pilastro, correggendo un po' la riduzione del tasso di conversione nel 2° pilastro [una compensazione necessaria per evitare che le rendite calino, ndr].

Per chi si oppone alla riforma, il vero problema sono proprio questi 70 franchi. Li riceveranno anche chi non verrà toccato dalla riduzione del tasso di conversione, ossia chi fa parte della 'generazione di transizione' (45- 65 anni) e chi è assicurato in regime sovraobbligatorio nel 2° pilastro. Non si poteva davvero compensare in modo più mirato?

L'equilibrio è delicato. L85% circa delle persone attive è assicurato in regime sovra-obbligatorio. E queste persone hanno già visto il tasso di conversione applicato dalla loro cassa pensione diminuire in modo più o meno consistente. Ripeto: anche qui non possiamo perdere di vista l'insieme. La generazione di transizione, dal canto suo, è quella potenzialmente più minacciata da una riforma [chi ne fa parte non avrebbe infatti il tempo, nel più o meno breve periodo che lo separa dalla pensione, di accumulare un capitale di vecchiaia sufficiente per mantenere il livello della sua rendita del 2° pilastro con un tasso di conversione del 6%, ndr]. Per questo bisogna prestarvi maggior attenzione, cosa che anche il Parlamento ha voluto fare. La questione in fondo è una: bisogna chiedersi se il progetto sia giusto sul piano sociale, finanziario e della giustizia tra generazioni. E sì, alla fine credo che il progetto sia giusto così. Tanto più che il previsto aumento delle rendite ci consente di colmare le lacune accumulatesi in questi ultimi vent'anni di stallo. Una su tutte: la cattiva copertura assicurativa delle donne nel 2° pilastro, dovuta al fatto che molte di loro lavorano a tempo parziale. Oggi mezzo milione di donne attive in Svizzera non dispongono di un 2° pilastro e possono contare soltanto sullAvs. Con i 70 franchi al mese miglioriamo sensibilmente la loro previdenza vecchiaia.

170 franchi mensili in più di Avs per i nuovi pensionati compensano in parte la riduzione della rendita del 2° pilastro. Il 'senatore' Roland Eberle (Udc/Tg) ha evocato il rischio che il 'finanziamento incrociato' (`Kreuzfinanzierung') tra Avs e 2° pilastro diventi la regola, mettendo in pericolo a termine la stabilità del sistema previdenziale.

È falso. In questo progetto non c'è alcun `Kreuzfinanzierung; non c'è un solo centesimo che parte dal 2° pilastro e finisce nel 1° o viceversa. In questo progetto c'è semplicemente un rafforzamento della solidità di entrambi i pilastri, non solo dell'uno o dell'altro. E l'aumento del finanziamento nel 2° pilastro si fa all'interno dello stesso [estendendo la parte assicurata del salario, tra l'altro, ndr], così come l'aumento del finanziamento del 1° pilastro si fa all'interno di questo stesso pilastro [attraverso un aumento dello 0,3% dei contributi Avs, ripartito in parti uguali tra lavoratore e datore di lavoro, ndr]: non mescoliamo nulla.

La generazione di transizione è risparmiata dalla riduzione del tasso di conversione. Questa garanzia dei diritti acquisiti vale anche per coloro che scelgono di andare in pensione prima dei 65 anni?

La questione sarà regolata a livello di ordinanza. La procedura di consultazione è in corso. Abbiamo posto in discussione due varianti: una che garantisce i diritti acquisiti anche a chi sceglie di andare in pensione prima dei 65 anni e una che li garantisce soltanto a chi va in pensione a 65 anni. Il Consiglio federale deciderà sulla base dell'analisi dei risultati della consultazione a quale variante dare la preferenza.

L'Avs da un paio d'anni fa segnare deficit importanti. E nei prossimi anni dovrebbe rafforzarsi la tendenza verso un calo dell'immigrazione netta, fonte di entrate cruciale per il 1° pilastro. In uno scenario del genere -e dato che uno degli obiettivi della riforma è garantire solide basi al sistema previdenziale - non è avventato aumentare le uscite dell'Avs con il bonus di 70 franchi?

I conti dell'Avs, con la Previdenza vecchiaia 2020' sono messi meglio di quanto starebbero togliendo questa compensazione e il relativo finanziamento. Laumento dei contributi entra subito nelle casse dell'Avs, mentre la compensazione si sviluppa molto lentamente: questi 70 franchi e i 226 franchi al massimo per le coppie hanno perciò una funzione stabilizzatrice. Inoltre, oggi la migrazione ha un ruolo molto meno importante che in passato. È il passaggio della generazione del 'baby-boom' dalla vita attiva alla pensione la sfida cruciale dei prossimi anni. Senza riforma, il Fondo Avs sarebbe vuoto nel 2030 circa, e ci vorrebbero 19 miliardi di franchi fino al 2025 per risanare i conti del r pilastro! Cifre che nessuno contesta, che dimostrano quanto sia importante agire oggi.

Una riforma per una decina d'anni. Basta?

È già mica male. In passato, le riforme che hanno funzionato sono tutte state fatte per una decina d'anni. La Previdenza vecchiaia 2020 entrerebbe in vigore nel 2018 e garantirebbe una buona situazione fino al 2030: un lasso di tempo più lungo di quello a cui siamo abituati, e che soprattutto lascia alla prossima generazione il tempo e la libertà di organizzare le cose come lo desidera Sono convinto che a quel punto il dibattito si svolgerà diversamente.

... magari senza il tabù dell'età di riferimento per il pensionamento.

Sono convinto che parleremo sempre meno di età fissa di pensionamento e sempre più di pensionamento flessibile. Con questa riforma facciamo già un passo molto importante in questa direzione. La vera sfida, in futuro, sarà riuscire a offrire condizioni di pensionamento favorevoli alla moltitudine dei percorsi di vita esistenti.

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