Non chiudere gli occhi

La Regione - 18.05.2015

Al di là delle discussioni in corso, quali sono gli scopi di questa riforma, che partono anche dalla necessità di adeguare la legislazione svizzera, una delle più restrittive, con quella della maggior parte degli altri Paesi europei? Ne abbiamo parlato con il capo del Dipartimento federale dell’interno Alain Berset. Al ministro della Sanità abbiamo pure domandato di esprimersi sul testo di legge accolto dal parlamento.

 

Il contenuto della legge di applicazione non è il tema in votazione il 14 giugno. Le cittadine e i cittadini sono infatti chiamati ad esprimersi sul nuovo articolo costituzionale e quindi ritengo che il dibattito debba rimanere dentro questi confini. La modifica della Costituzione getterà i presupposti affinché la diagnosi preimpianto possa essere eseguita con prospettive mediche promettenti. Il vero senso della riforma è legato al fatto che oggi disponiamo di una tecnica, quella della diagnosi preimpianto, che esiste. Si tratta di una pratica che consente, nei casi difficili o quando le coppie sono portatrici di malattie ereditarie molto gravi, di agire liberamente, a favore di coloro che desiderano avere un bambino. Sulla base delle norme attuali non è possibile muoversi in anticipo e il risultato è che le coppie possono trovarsi confrontate con una decisione difficile, ossia portare avanti o meno la gravidanza; spesso, questo percorso sfocia in una interruzione della gravidanza. C’è dunque una logica che porta a dire che si deve poter intervenire, laddove è necessario, il più presto possibile e questo grazie alle tecniche di cui disponiamo. Certo, oggi numerose coppie svizzere si rivolgono a strutture estere per sottoporsi ad interventi di questo genere. Il problema, tuttavia, non è tanto quello di evitare il «turismo della procreazione assistita», ma di fare in modo che chi vi ricorre lo possa compiere in Svizzera sulla base della legislazione svizzera e non all’estero secondo le regole estere. Dobbiamo dunque avere la forza e il coraggio politico di agire senza chiudere gli occhi sulla realtà. Non è serio far finta di non sapere nulla ben conoscendo ciò che capita attorno a noi e che vede coinvolti anche cittadini svizzeri. Con la votazione popolare prevista chiediamo alla popolazione svizzera di esprimersi sulla possibilità di creare le condizioni quadro per il ricorso alla diagnosi preimpianto anche da noi.

 

Anche se Lei, signor consigliere federale, sottolinea come il 14 giugno si voterà esclusivamente sul nuovo articolo costituzionale e non sulla legge di applicazione già discussa dal parlamento, è un fatto che le decisioni prese dalle Camere vanno oltre le intenzioni del governo. Pensiamo al numero di embrioni che possono essere concepiti in vitro per ogni singolo trattamento o, ancora, alla facoltà di effettuare una diagnosi preimpianto data a tutte le coppie che si affidano alla procreazione assistita.

 

Con la democrazia diretta che noi conosciamo, ci fondiamo su un sistema che domanda grandi responsabilità al popolo. In questo caso si tratta di distinguere tra una votazione di principio, come quella di giugno, e le regole di applicazione dei principi. La diagnosi preimpianto sugli embrioni deve continuare a restare impossibile oppure dobbiamo introdurre una nuova libertà che permette di dare alle coppie che lo necessitano di beneficiare di quanto la tecnica oggi consente? Non siamo ancora nel campo dell’applicazione. La legge di cui parla lei sarà probabilmente oggetto di discussione non prima del 2016 e ci sarà a quel momento un altro tipo di dibattito. Non è un caso se vi sono delle personalità e anche delle organizzazioni le quali hanno affermato di essere favorevoli al nuovo articolo costituzionale, ma hanno preannunciato la loro opposizione al testo di legge come è stato votato dal parlamento. È una posizione coerente pur non essendo quella del Consiglio federale e del parlamento. È un fatto che, restando alla legge, il governo avesse una posizione più restrittiva rispetto a quella assunta dalle Camere. Il parlamento ha scelto una via più liberale, ma solo minimamente più liberale. È il caso del numero di embrioni per ogni trattamento, che passano da otto a dodici. Inoltre il parlamento ha voluto consentire la diagnosi preimpianto a tutte le coppie che non possono procreare per via naturale. In quest’ambito, tuttavia, le regole sono severe. Il parlamento su altri punti ha peraltro mantenuto una posizione molto rigida, riguardo ad esempio ai cosiddetti bambini salvatori. La diagnosi preimpianto deve poi servire a depistare eventuali malattie gravi e non ad altri scopi. Su questo vi è totale identità di vedute tra Consiglio federale e maggioranza delle Camere. Riflettiamo pure sul fatto che in gioco vi è la salute della donna. Non solo: secondo le norme attuali non è permessa una diagnosi preimpianto sull’embrione, ma è possibile effettuarla sul feto, un esame prenatale insomma, che porta spesso a una interruzione della gravidanza.

 

C’è chi agita quello che può essere definito lo spauracchio di una deriva eugenetica. E, ancora, chi si pone un’altra domanda: è un diritto di tutti avere un figlio?

 

Sono due domande diverse. Comincio dalla prima. Si tratta di un tema estremamente delicato sul quale ci si è chinati a lungo. Non dobbiamo dimenticare che si parla, in Svizzera, di diagnosi preimpianto dal 2005, anno al quale risale la prima mozione alle Camere. Ci sono poi stati molti studi che hanno permesso di trovare una soluzione ragionata. Si tratta di dare certe possibilità che evitino problemi e sofferenze inutili. Bisogna però fermarsi qui. Mi pare che non solo l’articolo costituzionale, ma la stessa legge siano molto chiari a questo proposito. Quanto alla seconda domanda, è la natura comunque che decide. Non vi è nessun diritto ad avere un bambino, questo no. Ma se disponiamo di tecniche che permettono anche con un piccolo aiuto di evitare sofferenze inutili, non vedo perché non vi si possa far capo. Faccio un esempio: perché si dovrebbe impedire a una coppia al cui interno uno dei due partner è portatore di una grave malattia genetica e che sceglie la via della fecondazione in vitro di far capo ad una diagnosi preimpianto? L’alternativa è quella di una gravidanza in cui, dopo alcune settimane, sulla base di un test prenatale si scopre che quel feto darebbe vita ad un bambino gravemente malato, si pone la difficile scelta di una interruzione di gravidanza.

Letzte Änderung 18.05.2015

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